sabato 18 marzo 2017

Gertrude Stein e Peggy Guggenheim... due grandi personalità alle quali la storia dell'arte moderna deve molto

Affermatasi nel corso del XIX secolo, anche se nei primi del 900 le avanguardie storiche interessano tutta l’Europa, Parigi, con i suoi quartieri di Montmartre e Montparnasse, ha un ruolo fondamentale in campo artistico. C’è un indirizzo fondamentale nella Parigi degli anni ’20: Rue De Fleurus numero 27. Oggi, affissa vicino al portone nero in ferro battuto, troviamo una placca marmorea con la scritta “Gertrude Stein 1874-1946 écrivain américain vécut avec son frère Leo Stein puis avec Alice B. Toklas elle y reçut de nombreux artistes et ecrivains de 1903 à 1938” (Gertrude Stein 1874-1946 scrittrice americana vissuta con il fratello Leo Stein e poi con Alice B. Toklas ha ricevuto molti artisti e scrittori dal 1903 al 1938). Stiamo parlando della casa di una scrittrice-poetessa americana, nonché mentore, mecenate, collezionista e donna lungimirante. Lei è Gertrude Stein. Nata nella città di Allegheny in Pennsylvania, e figlia di una ricca famiglia d’immigrati tedeschi di origine ebraica, si trasferisce a Parigi, nel 1903, dove vivrà fino alla sua morte. La sua passione per l’arte viene condivisa con i fratelli Leo e Michael; l’uno critico d’arte, l’altro uomo d’affari che finanziò, insieme alla moglie Sarah, gli acquisti di opere d’arte dei fratelli. Ben presto le pareti del suo salotto, com’è possibile apprezzare dalle innumerevoli fotografie storiche, si riempiono di quadri di autori quali Cézanne, Renoir, Toulouse-Lautrec, Matisse, Derain, Braque, Duchamp, Man Ray, Picabia, Picasso e tanti altri. In particolare strinse un forte legame con Picasso al quale ha dedicato una monografia datata 1938. D’altro canto è famoso il ritratto che lo stesso pittore ha fatto a Gertrude nel 1906 dal titolo “Ritratto di Gertrude Stein”. Il quadro, riconosciuto dagli studiosi dell’arte come il primo quadro proto-cubista, è oggi esposto al Metropolitan Museum of Art di New York. In questo dipinto, a cui l’artista pare abbia dedicato molto tempo e molte sedute di posa, sono evidenti i primi tratti della pittura tipicamente cubista. Il ritratto ha le forme semplificate ed essenziali. I tratti del volto sono marcati e duri, senza dettagli, gli occhi neri, di diversa dimensione, indicano profondità e l’insieme ricorda una maschera africana (l’arte africana in questi anni ha influenze nella pittura europea). La figura è massiccia ed il viso, con le sue caratteristiche, è diverso dal resto del dipinto. Nelle mani ci sono più dettagli e le forme sono meno spigolose e marcate. Da considerare che questo ritratto è precedente di un anno a “Le demoiselles d'Avignon” (1907), il primo vero dipinto cubista.

"Ritratto di Gertrude Stein"
 di Pablo Picasso (1906)

"Gertrude Stein e Alice B. Toklas"
foto di Man Ray (1922)











Ma Gertrude è stata anche una scrittrice ed una poetessa molto fertile e fondamentale per tutta la letteratura dell’epoca e quella successiva. Tra se sue opere principali ricordiamo “Tre vite” (1909) e “Autobiografia di Alice Toklas” (1933). Da notare che Alice Toklas (1877-1967) è stata la sua compagna per tutta la vita ed insieme aprirono il salotto oltre che ai pittori (tra cui Picasso, la sua migliore “invenzione”) anche a scrittori del calibro di Guillaume Apollinaire, Ernest Hemingway, Jean Cocteau, la coppia più ambita degli anni ruggenti francesi, Zelda e Francis Scott Fitzgerald e quella che è stata definita la “lost generation” americana. Questa definizione è una invenzione della stessa Gertrude Sterin “génération perdue” ma è stata resa popolare da Hemingway nel suo primo romanzo “Festa mobile” (romanzo pubblicato postumo).


C’è un’altra donna molto importante nel mondo dell’arte: Peggy Guggenheim (1898-1979), definita come la collezionista che ha rivoluzionato la storia dell’arte del 900. Nella biografia scritta nel sito web del suo museo (Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni, Venezia) troviamo “Peggy Guggenheim svolse un ruolo determinante nella storia dell'arte del Novecento. Era solita dire che era suo dovere proteggere l'arte del suo tempo e a questa vocazione e alla creazione del suo museo dedicò buona parte della vita”. Nata a New York, da una famiglia di emigrati ebrei della Svizzera tedesca, inizia a lavorare da giovane presso la libreria Sunswise Turn a New York. La Guggenheim ha, in questo modo, la possibilità di frequentare importanti circoli e salotti, dove incontra molti intellettuali dell'epoca. Entra così nel mondo delle avanguardie. La sua vita, dominata dall’arte e tormentata da tre figure maschili (Laurence Vail, John Holms e Max Ernst), sarà divisa tra New York, Parigi, Londra e Venezia, città molto amata dalla Guggenheim. Proprio qui alla fine del 1948 acquisterà il Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, che diventerà la sua dimora, e sarà il luogo dove trascorrerà trent’anni della sua vita continuando a collezionare e supportare gli artisti dell’epoca. La tomba con le sue ceneri si trova nel giardino del Palazzo vicino a dove sono seppelliti i resti dei suoi amati e inseparabili cagnolini (“Here lie my beloved babies”). Aperta al pubblico nel 1951, la casa o meglio il museo di Peggy Guggenheim, oggi ospita la collezione personale di arte del ventesimo secolo della collezionista, ma anche opere di altre collezioni e mostre temporanee. Molti, anzi moltissimi sono gli artisti che circondano la vita della Guggenheim e per citare i più famosi ricordiamo: Marcel Duchamp, Jean Cocteau, Vasily Kandinsky, Francis Picabia, Georges Braque, Salvador Dalí, Piet Mondrian, Mark Rothko e Jackson Pollock (uno dei padri dell’Espressionismo Astratto). 

Peggy Guggenheim e J. Pollock
foto di G. Kargar (1943)
Peggy Guggenheim (1950)






Quest’ultimo otterrà la sua prima “personale” nel 1943 a New York. Peggy Guggenheim, nel ruolo di mecenate e collezionista degli esponenti della nascente avanguardia newyorkese, sarà la figura fondamentale nella nascita e nello sviluppo del primo movimento artistico americano di livello internazionale. Con l’apertura di diverse gallerie e musei di arte moderna (ricordiamo anche la Fondazione Solomon R Guggenheim, creata nel 1937 e dal 1959 ospitata nel famoso edificio a spirale di Frank Lloyd Wright situato nella 5th Avenue a New York), grazie alla scoperta e l’incoraggiamento di molti artisti della sua epoca, grazie al suo amore per l’arte, alla sua sensibilità e lungimiranza Peggy Guggenheim, è stata davvero una figura fondamentale nel panorama delle arti figurative del suo tempo e di quello che è stato dopo di lei.

mercoledì 15 marzo 2017

Espressionismo tedesco e Nuova oggettività

L’Espressionismo, che nasce nel 1905, è un movimento artistico facente parte delle avanguardie storiche, in cui prevale la deformazione (caratteristica principale) di alcuni aspetti della realtà, in modo da evidenziare i valori espressivi ed emozionali. E’ un movimento di protesta e critica. Le due culle sono la Francia (Parigi) con il movimento definito dei “Fauves” (belve, in francese) e la Germania (Dresda e in minor misura Berlino) con il “Die Brücke” o movimento de “Il ponte”. Questi sfociano rispettivamente nel “Cubismo” (1907) e nei movimenti “Der Blaue Reiter” o “Il cavaliere azzurro” (1911) e la “Nuova oggettività” (1919-1933). Le caratteristiche principali sono: soggettività, anti-positivismo, anti-naturalismo e anti-impressionismo. E’ arte di opposizione, è un’arte difficile da racchiudere in una definizione data la sua complessità e la sua estesa collocazione geografica. L’Espressionismo dal punto di vista pittorico, elimina la prospettiva ed è contraddistinto dalla durezza del segno (è come un’incisione sul legno, una xilografia). I colori sono violenti e mancano le sfumature. In Francia ed in Germania queste caratteristiche, pur essendo le stesse, vengono espresse in modo diverso. In Francia sono meno nette, in Germania molto più decise, più marcate e rappresentano una feroce polemica sociale basata sulla storia contemporanea dove l’alienazione e la solitudine hanno un ruolo importante. Pur ponendosi in contrapposizione all’Impressionismo, l’Espressionismo rimane sempre un movimento che si basa sulla realtà; è il modo di approcciarla che cambia, nel primo caso viene affrontata con l’oggettività mentre nel secondo con la soggettività e l’azione. Al contrario, non ci sono legami con il Simbolismo e con la visione della realtà attraverso l’evasione e il sogno. I principali padri precursori sono: Gauguin, Van Gogh, Munch ed Ensor.
Il gruppo dei Fauves non è omogeneo e non ha un programma definito, la polemica sociale è implicita nella poetica in cui il colore (usato puro e con una violenza spregiudicata) ha un ruolo fondamentale diventando il principale mezzo espressivo. Di questo gruppo fa parte Matisse. I principali protagonisti dell’Espressionismo tedesco sono Oskar Kokoschka, Egon Schiele, Ernest Ludwig Kirchner e Emil Nolde. In essi sono presenti: la violenza cromatica e la deformazione caricaturale, ma in più vi è una forte carica di drammaticità. Prevalgono sempre temi quali il disagio esistenziale, l’angoscia psicologica, la critica ad una società borghese ipocrita e ad uno stato militarista e violento. Diverso è il movimento de “Il cavaliere azzurro” i cui fondatori sono Wassilj Kandinskij e Franz Marc. Con questo movimento l’Espressionismo prende una svolta decisiva. Nasce un’arte dove è possibile ignorare totalmente la realtà. Da qui, ad una pittura totalmente astratta, il passo è breve. Ed infatti fu proprio Wassilj Kandiskij il primo pittore a scegliere la strada dell’astrattismo totale. Il gruppo Der Blaue Reiter si disgrega in breve tempo; l’ultima mostra è quella del 1914. Al termine della prima guerra mondiale che vede la sconfitta dei tedeschi, in Germania nasce la Repubblica di Weimar (1919-1933) che prende il nome dalla città omonima dove un’assemblea nazionale redige una nuova costituzione. In questo periodo l’attività culturale, che segue il filone socialista e democratico, esplode e nasce la “Nuova oggettività” detta anche Espressionismo realista, l’ultima propaggine dell’Espressionismo tedesco. Nella Germania post-conflitto gli artisti (pittori, letterati, poeti, registi e musicisti) esprimono nelle loro opere i dolori, i disastri e le atrocità della guerra che si ripercuotono nel fisico e nella mente quindi non solo con amputazioni ma anche con un aumento della malvagità dell’uomo. Alcuni nomi su tutti sono Otto Dix, George Grosz e Max Beckmann. Molto importante e noto il fotografo August Sander. Le opera degli espressionisti sono considerate dai Nazisti “arte degenerata”.
H. Matisse "La danza" (1910)
E. Nolde
"Natura morta con maschere III"
(1911)
E.L. Kirchner
"Postdamer plats"
(1914)

O. Dix
"Il venditore di fiammiferi"
(1921)
G. Grosz
"I pilastri della società"
(1926)












Oskar Kokoschka (1886-1980) pittore austriaco che, allievo di Gustave Klimt, si allontana dalla Secessione Viennese per aderire all’Espressionismo. Le sue opere si allontanano dall’ideale di bellezza e di grazia, al contrario sono dure ed incisive. Una litografia che ben descrive la sua cifra stilistica è “Pietà” del 1909: “L’uomo è rosso sangue, il colore della vita, ma egli è morto sulle ginocchia di una donna che è bianca, il colore della morte” dice l’autore descrivendo il dipinto.
Pietà (1909)
Questa litografia descrive una donna che tiene un uomo ma, nonostante il titolo possa ingannare, è molto lontano da quello che rappresenta l’omonima statua di Michelangelo in San Pietro. In Kokoschka è la rappresentazione lugubre di una donna dai tratti incisivi, gli occhi piccoli, neri ed incavati, gli zigomi pronunciati e il corpo muscoloso, che le danno una fisicità mascolina, e l’incarnato bianco, che si contrappone al corpo rosso e deformato di un uomo che ne è la vittima. In quest’opera viene descritta la brutalità, la ferocia e l’imbruttimento della società tedesca dell’epoca, espressa anche nelle altre opere citate e in tutte quelle dei pittori aderenti a questo movimento. Diventa primo illustratore della rivista “Der Sturm” fondata nel 1910.

Egon Schiele (1890-1918): “L’artista è l’espressione della sua epoca, rivela un frammento della propria vita. E lo fa sempre attraverso una profonda esperienza vissuta” dice lo stesso artista considerato uno dei migliori disegnatori di tutti i tempi che, dopo essere rimasto orfano, dopo essersi iscritto all’accademia di belle arti di Vienna, dopo aver conosciuto Klimt ed aver aderito alla secessione vienese, nel 1909 si distacca dal decorativismo per accostarsi in modo del tutto personale all’Espressionismo. La morte del padre, un’amante minorenne (Wally Neuzil), una moglie (Edith Harms), la prigione, la guerra, la perdita del figlio e della moglie incinta. Vive gran parte della sua esistenza in povertà e muore a soli 28 anni dopo una vita da incompreso ed alienato. Al centro della sua opera c’è l’essere umano: autoritratti e nudi femminili in cui il tratto è secco, nervoso e deciso. Spesso corpi non finiti, mani (una caratteristica tipica della sua opera) dove la deformazione rappresenta il dolore, la sofferenza, la malinconia. Corpi e volti carichi di espressività. Figure spigolose, contorte, spesso in pose quasi improbabili. Non rappresenta corpi belli ed armoniosi, al contrario corpi disarmonici. Tutto fa emergere l’interiorità, il disagio, la sessualità, la morte, l’inconscio, la passione, la malattia. Opere che sono state definite scandalose, provocanti ed inquitanti dove emerge l’io dell’artista.
Autoritratto (1910)
Nudo femminile (1914)
La madre morta (1910)

martedì 14 marzo 2017

Il post-impressionismo

Il post-impressionismo non è definibile come movimento artistico. In effetti è un’etichetta che viene utilizzata per racchiudere il periodo che va dagli ultimi vent’anni dell’800 agli inizi del 900 quando alcuni artisti che, avendo in comune l’allontanamento dall’impressionismo e dal naturalismo, danno vita ad opere dallo stile non omogeneo. Siamo di fronte ad un’arte che comunica e non riproduce la realtà visibile. La conseguenza di questo nuovo atteggiamento e di questa nuova funzione dell’arte porteranno all’Espressionismo da un lato e all’Astrattismo (la definitiva rottura con il reale e la sua rappresentazione) dall’altro. I maggiori rappresentanti di questo cambiamento sono Van Gogh, Gauguin e Munch (considerati i padri dell’Espresisonismo) ma anche Toulouse-Lautrec, Seurat e Cézanne. Le motivazioni all’origine dell’opera di questi pittori sono molto diverse, così come sono diversi i risultati ai quali giungono sia da un punto di vista di tecnica che di contenuto.

Vincent Van Gogh (1853-1890): di origine olandese, rappresenta il pittore maledetto per antonomasia. Dipinge per soli dieci anni e nelle sue opere emergono l’ansia, il tormento, il dramma e l’angoscia esistenziale, passando attraverso una pittura caratterizzata dai colori cupi de “I mangiatori di patate” e delle “scarpe” a quelli accesi del periodo trascorso in Francia, in particolar modo ad Arles. L’opera “I mangiatori di patate” (1885) fa parte della prima fase pittorica di Van Gogh ed è il periodo che coincide con la sua vocazione religiosa, i colori sono scuri e brunastri. Rappresentando una stanza, poco illuminata, con una famiglia seduta intorno ad un tavolo davanti ad una misera mensa, non è una denuncia sociale ma vuole esprimere unicamente la sua profonda solidarietà con i contadini che con umiltà e fierezza, allo stesso tempo, consumano i cibi che hanno prodotto con il loro lavoro. Un anno dopo nel 1886 dipinge “Un paio di scarpe” il cui soggetto sono appunto un paio di logori scarponi da lavoro che hanno lo stesso stile e lo stesso significato dell’opera menzionata in precedenza. Simboleggiando il lavoro e la fatica rappresentano allo stesso tempo la forza e la dignità delle operose persone che li hanno indossati. Completamente differenti le opera più note di Van Gogh, quelle in cui il giallo e le sue sfumature la fanno da padrone. Si assiste alla comparsa di un tratto nervoso, un cromatismo violento, un colore puro, accecante, che trasmette la sua sensibilità ma soprattutto le sue ossessioni per arrivare ad una esasperazione quasi allucinata. Oltre ai famosi Girasoli (che dipinge in serie) sono importanti  “Esterno il caffè di notte” (1888), “Notte stellata sul Rodano” (1888) “Notte stellata” (1889) e dello stesso periodo “Covoni in Provenza”, “Campo di grano con seminatore e sole che tramonta”, “La camera di Arles”, “Caffè di notte ad Arles”, “La casa gialla” e molti altri ancora.

I mangiatori di patate (1885)
Un paio di scarpe (1886)
Notte stellata (1889)
Caffè di notte ad Arles
(1888)

Paul Gauguin (1848-1903): è un pittore francese noto soprattutto per le sue fughe nelle isole del Pacifico del Sud. Nato a Parigi la sua vita è divisa tra Francia, Danimarca e paesi come Panama, Martinica e Tahiti. Al pari dei suoi contemporanei e conterranei usa la pittura per esprimere il suo malessere, alla continua ricerca di una soluzione all’insoddisfazione. Il suo fuggire dal mondo occidentale verso i paradisi esotici, in fondo, altro non è che la metafora, non finta ma reale, della continua ricerca della serenità. Inizialmente, tra il 1879 e il 1886, espone le sue opere nelle mostre degli impressionisti ma in seguito, superando gli sviluppi pittorici tipici di questa corrente, elabora una pittura più profonda sul piano espressivo dando un importante contributo alla pittura simbolista.
La tela di dimensioni monumentali dal titolo “Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?” (1897), costituisce una sorta di testamento spirituale di Gauguin che stanco, deluso e avvilito, decide di suicidarsi, dopo aver dipinto il quadro. Il suo fu probabilmente il gesto finale e categorico per tentare di fuggire veramente dalla realtà. Il suicidio però non riuscì. Già dal titolo, che pone tre fondamentali quesiti esistenziali, si comprende come la sua pittura, basata su figure mistiche e primitive, se pur d’impatto decorativo, dovuto all’utilizzo di colori puri e delineati, non si limita all’esteriorità, ma cerca di scavare nel profondo della dimensione umana. Il quadro, orizzontale, deve essere letto da destra verso sinistra. Attraverso questo percorso, che avviene in un giardino, che potrebbe essere l’Eden, le figure rappresentate indicano le "Allegorie delle età della vita" (da notare le somiglianze con il quadro di Klimt, “Le tre età della donna” 1905). Dal neonato nell’angolo a destra si arriva alla donna scura a sinistra passando attraverso le varie stagioni della vita. La donna al centro che raccoglie i frutti di un albero, e che divide il quadro in due, simboleggia, e ne è allegoria, del momento della procreazione. La donna in fondo a sinistra, nella sua posizione fetale con le mani accanto al volto, è simbolo non solo della vecchiaia ma soprattutto della paura della morte. In quest’opera viene evidenziato il senso di inquietudine, instabilità, fragilità dell’uomo e dell’autore stesso.

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? (1897)

Edvard Munch (1863-1944): nasce in Norvegia e svolge la sua attività soprattutto ad Oslo. Nella sua pittura vengono anticipati tutti i grandi temi dell’Espressionismo: l’angoscia esistenziale, la crisi dei valori etici e religiosi, la solitudine umana, la morte, l’incertezza del fututo e l’imbarbarimento della società borghese e militarista (dal punto di vista storico ricordiamo le due guerre mondiali e tutto ciò che ne è collegato). Tutta la sua opera è segnata dall’ossessione nei confronti della sorella malata che egli ritrae in molti dei suoi dipinti. Colori, espressioni e soggetti esprimono inquietudine e disperazione. Isolamento. Impossibilità di salvezza. Sogni ed incubi. Al pari degli altri pittori espressionisti è stato perseguitato dal regime nazista che dichiarò la sua opera “arte degenerata”.

L'urlo (1893)  “Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo... Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando. Questo è diventato L'urlo”    


Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901):
Jane Avril (1893)
vive la sua vita bohemien nel pittoresco e malfamato quartiere parigino di Montmartre - mondo equivoco fatto di bordelli e locali notturni - tra ballerine e prostitute che rappresentano i principali soggetti dell’artista. Attraverso le sue opere possiamo comprendere con chiarezza quel mondo trasgressivo e sregolato. Muore all’età di trentasette anni per problemi di alcolismo. Bravo disegnatore utilizza quella che viene definita “linea funzionale” grazie alla quale è in grado di disegnare con precisione ed espressività (importante la ricerca cromatica oltre che di segno deciso) forme, corpi e spazio. Altra sua caratteristica, che sarà poi sviluppata con il Liberty, è quella del manifesto d’autore soprattutto in occasione di spettacoli teatrali e di cabaret. Toulouse-Lautrec è una sorta di pubblicitario dell’epoca (da vedere le somiglianze e le differenze con Mucha).

Georges Seurat (1859-1891): è il pittore che porta all’estremo la tecnica pittorica degli impressionisti e lo fa scientificamente, utilizzando puntini di colori primari complementari accostati tra loro ad una specifica distanza, mai sovrapposti (da qui il termine di Puntinismo o Pointillisme). Si basa sulla teoria che i colori vicini si influenzano vicendevolmente aumentando la luminosità. Una caratteristica dei dipinti di Seurat è l’immobilità e la staticità dei soggetti e delle scene raffigurate (differenza importante rispetto all’impressionismo). Una sorta di tempo congelato. La sua opera più famosa è “Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte” (1886).

Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte (1886) 

Paul Cézanne (1839-1906): pittore francese che pur nascendo nella culla degli impresisonisti (partecipa infatti alla prima mostra, quella del 1874 presso lo stidio del fotografo Nadar) ha un rapporto distaccato da questo movimento e viene considerate il padre del cubismo. In effetti mentre gli impressionisti sono interessati ai fenomeni percettivi della luce e del colore, Cézanne cerca di sintetizzare le forme e lo spazio mediante l’utilizzo del solo colore, non perdendo di vista la realtà. Da qui il passo verso il cubismo sarà breve. (Da vedere anche il post relativo all’impressionismo).

martedì 7 marzo 2017

Art Nouveau... i suoi molteplici volti ed i suoi altrettanti nomi...

Nel periodo compreso tra il 1880 ed il 1910, in pieno clima Simbolista, si sviluppa l’Art Nouveau. Questo movimento, che si diffonde in tutta Europa e non solo, prende nomi differenti: Liberty in Inghilterra, Secessione in Austria, Jugendstil in Germania, Modernismo in Spagna, Floreale in Italia ed Art Nouveau in Francia ed in Belgio. La sua caratteristica principale è quella di interessare non solo la pittura e la decorazione ma anche l’architettura e le arti applicate. Inoltre, sono fondamentali il rapporto tra forma e funzione, l’utilizzo di nuove tecniche di produzione industriale (ferro, vetro, cemento), l’eleganza decorativa, l’uso degli elementi lineari in particolare la linea curva definita “a colpo di frusta”. Inoltre trae ispirazione dalle forme della natura e delle forme vegetali. Tutto questo concorre nel creare uno stile completamente nuovo che porta alla definizione di una nuova progettazione che possiamo definire “design”, ossia alla qualità del prodotto industriale. Questo aspetto era già stato in parte considerato dal movimento inglese delle “Arts and Crafts” (Arti e Mestieri), con a capo William Morris, che aveva posto l’accento sulla libera creazione dell’artigiano, come unica alternativa alla produzione in serie di oggetti di dubbio valore estetico. La conseguenza di questo la troviamo proprio nell’Art Nouveau che risolve il problema della qualità del prodotto industriale agendo a livello della qualità progettuale. Ma questo movimento è influenzato anche dalle Grottesche per i loro elementi floreali ed animali (un esempio la libellula), gli ibridi e le chimere (un esempio le donne-farfalla). Non si possono non ricordare, e non vederne le contaminazioni, i Preraffaelliti con i loro elementi pittorici e simbolico-figurativi. Oltre a Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e John William Waterhouse di fondamentale importanza è il già menzionato William Morris che con i suoi tessuti decorati anticipa molte delle figure rappresentate. Anche il giapponismo ha una notevole importanza, per le sue linee essenziali, stilizzate e bidimensionali. Infine, ovviamente il Simbolismo. Molto importante è la rivista “Ver Sacrum” (La primavera sacra. La scritta, in oro, la troviamo anche sulla facciata del palazzo della secessione) fondata a Vienna nel gennaio 1898 e pubblicata in tiratura periodica fino al 1903. Centoventi fascicoli considerati, ognuno, un’opera d’arte totale. La struttura è innovativa grazie al formato, quadrato ed all’immagine geometrica. Decori, colori, caratteri tipografici, illustrazioni, testo sono una fusione armoniosa di tutte le arti. Il Palazzo della secessione (che rappresenta il manifesto di questo movimento artistico) si trova a Vienna ed è stato costruito tra il 1897 ed il 1898 dall’architetto Joseph Maria Olbrich, come sede per le esposizioni degli artisti della Secessione viennese. La pianta parte da un quadrato composto da pareti lisce e quasi disadorne con un fregio floreale con foglie dorate ed una scritta che è il motto della Secessione: “Al tempo la sua arte, all'arte la sua libertà” (Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit) poi rimosso dai nazisti nel 1938. Elemento di grande novità decorativa è la cupola traforata, quasi sferica, composta da migliaia di foglie di alloro (che simboleggiano la consacrazione ad Apollo, dio delle arti) in rame ricoperto da lamine d'oro, la cui lucentezza contrasta con le pareti semplicemente intonacate di bianco. Edificio rigoroso, in controtendenza con le architetture eclettiche in voga a quel tempo ma ricco di elementi decorativi. Tra le opere esposte all'interno del Palazzo, la più famosa è il Fregio di Beethoven (1902) di G. Klimt.
Nel campo pittorico dobbiamo citare artisti quali Gustav Klimt (inizialmente faranno parte della Secessione anche Egon Schiele ed Oskar Kokoschka - suoi allievi - che però se ne allontanano per fare parte dell’Espressionismo), Alfons Mucha e Aubrey Beardsley. Tra gli architetti alcuni nomi importanti sono Otto Wagner, Joseph Maria Olbrich, Victor Horta ed Antoni Gaudì. Tra i designer Louis Comfort Tiffany a New York ed Émile Gallé in Francia.

Gustav Klimt (1862-1918): uno dei nomi più famosi ed importanti della Secessione viennese di cui nel 1897 fu tra i fondatori e primo presidente. La pittura, che di questo artista ecclettico viene ricordata, è quella in cui la sua personalità comincia ad acquisire un’importante cifra stilistica partecipando attivamente al clima simbolista europeo. Donne emaciate, mortifere, figure piatte e stilizzate, linee eleganti, decorativismo, preponderante utilizzo di oro con una forte valenza espressiva. Questo periodo dura dal 1901 al 1909 dopo il quale segue un periodo di crisi esistenziale ed artistica che porta ad una nuova fase artistica. Scomparsi gli ori e le eleganti linee liberty, nei suoi quadri diventano protagoniste campiture di colore acceso e vivace. Questa fase è influenzata dalla pittura espressionista (1905-1919) che già da qualche anno era presente in Germania. Klimt ne viene a contatto attraverso l’attività dei suoi due allievi: Egon Schiele e Oscar Kokoschka. In Klimt la donna occupa un posto di primaria importanza, E’ una donna fatale (tipico elemento Simbolista) che raffigura amore e morte, salvezza e perdizione ed assume un ruolo di superiorità rispetto all’uomo. Supremazia che si rivela nelle sensazioni interiori e non nelle azioni.

Giuditta I (1901): Il quadro è considerato come la prima opera del periodo aureo (ci sono due versioni, la seconda è del 1909). Il soggetto, che ha un taglio verticale mostrando la figura quasi per intero, è una rivisitazione della storia biblica di Giuditta e viene usato come la metafora del potere di seduzione delle donne con la conseguente esaltazione della donna fatale e del rapporto amore-morte. Interessante la cornice in rame sbalzato (in chiaro stile secessionista) che è stata realizzata dal fratello, scultore e cesellatore.
Le tre età della donna (1905): conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Rivisitazione simbolica delle fasi della vita della donna: l'infanzia, la maternità e la vecchiaia. Dalla neonata abbandonata in un sonno tranquillo, in braccio alla madre, si passa attraverso la giovane figura femminile al centro della scena; simboleggia, e ne è allegoria, del momento della procreazione. E’ posta di fronte con il capo reclinato verso la figlia, e con un’espressione serena. Quasi una figura sacra. Poi si arriva alla donna scura, di profilo, con le mani accanto al volto, simbolo non solo della vecchiaia ma anche della paura della morte. Le figure sono asciutte e sintetiche. Presente anche il decorativismo sullo sfondo.
Il bacio (1907): forse il quadro più famoso di Klimt. Le figure presenti sono un uomo ed una donna inginocchiati nell’atto di abbracciarsi. Ci sono ancora un prato ricco di fiori colorati ed un fondo dorato senza profondità spaziale. L’aspetto è bidimensionale. Delle due figure, le uniche parti realizzate in maniera naturalistica sono i volti, le mani e le gambe della donna. Per il resto sono interamente coperte da vesti riccamente decorate. Quella dell’uomo è realizzata con forme rettangolari erette in verticale, mentre la veste della donna è decorata con forme curve concentriche. La differente geometria delle due vesti è espressione della differenza simbolica tra i due sessi. La donna con il viso piegato ha gli occhi chiusi ed un’espressione estatica. È proprio il volto della donna che dà al quadro un aspetto di grande sensualità.
Danae (1907-08): qui l’autore riprende la mitologia greca e rappresenta, sì una fanciulla che si identifica con la propria sessualità, ma lo sguardo sereno e la posizione fetale durante il sonno, i capelli rossi e il velo decorato che sembra la abbraccino, danno armonia e pace. La storia mitologica viene ripresa con la pioggia d’oro sulla destra del dipinto; Danae era la madre di Perseo, figlio avuto da Zeus che la trasformò in pioggia d’oro, appunto.

Giuditta I (1901)
Il bacio (1907)
   
Le tre età della donna (1905)

Danae (1907-1908)



















Alfons Maria Mucha (1860-1939): pittore e grafico della Repubblica Ceca. È stato uno dei più importanti artisti dell’Art Nouveau. Se pensiamo a lui ricordiamo i suoi colorati ed eleganti poster pubblicitari. La struttura verticale è comune a tutti: è presente il nome del prodotto da pubblicizzare ma il ruolo centrale ce l’ha il resto del manifesto riempito da motivi floreali e ornamentali (boccioli, viticci, simboli, arabeschi) al cui centro emerge una figura femminile leggiadra, bella ed ammaliatrice. Ricchi gli abiti e folti capelli. L’atmosfera è sottolineata dalla policromia degli ornamenti delle fanciulle e dallo sfondo carico di colore e di toni dorati, che suggeriscono un'atmosfera lussuosa e decadente. Molti di questi manifesti raffigurano l'attrice Sarah Bernhardt. Ma si occupa anche di fotografia come autodidatta (non ha mai aderito a nessun gruppo fotografico). Le prime fotografie risalgono al periodo trascorso a Monaco e a Vienna, interessanti sono quelle scattate a Parigi (si compra una macchina fotografica tutta sua nel 1890, prima usava macchine in prestito): autoritratti, anche in abiti tradizionali russi, e modelle così da ottenere bozzetti da usare eventualmente in dipinti o manifesti.

Cartelloni per pubblicitari

Modella fotografata nel 1920




















Antoni Gaudí y Cornet (1852-1926): architetto spagnolo massimo esponente del modernismo di cui condivideva l’ideologia e la tematica aggiungendo una sua nota stilistica personale basata su l’uso di forme naturali e particolari realizzate utilizzando diversi materiali (mattoni, pietra, ceramica, vetro, ferro). Presenti motivi simbolici. La sua architettura, legata quasi completamente al capoluogo catalano,  molto complessa, crea un organismo che deve sottostare alle leggi della natura. Viene qui ripreso il concetto del fitomorfismo, ossia che la natura non va copiata ma capita. Importante la lavorazione artigianale. Nel 1883 diventa architetto della Sagrada Familia che, tutt’ora in costruzione, lo ha tormentato fino alla morte sopraggiunta perché investito da un tram. Il suo aspetto era così trasandato da renderlo irriconoscibile, in un primo momento, ai soccorritori. Altre case sono molto particolari ed importanti e tra queste ricordiamo: la casa Milà (1906-1912), la casa Batllò (1904-1906) ed il parco Guell (1900-1914) in cui natura e scultura si fondono con grande maestria artigianale.